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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

gennaio 27, 2012

Se il detective è omosex


SOMIGLIA a Chandler. Le stesse brevi frasi scandite. La stessa attenzione ai dettagli: i particolari dei volti, i vestiti, i tic, gli umori della natura. La stessa malinconia. Ma non è Chandler: si chiama, anzi, si chiamava (è morto nel 2004 in California, a 81 anni) Joseph Hansen. Celebre negli anni Settanta per la serie Dave Brandstetter Mysteries: 12 romanzi che hanno per protagonista un investigatore omosessuale; il primo dei quali, Scomparso (1970), esce ora in traduzione italiana (l’editore assicura che gli altri seguiranno). Confermando la nostra radicata opinione che il giallo americano, specialmente se d’epoca, non abbia rivali. Mentre il lettore curioso, che abbia da poco avvicinato il genere, vada a leggersi, assieme a Chandler e ad Hansen, per lo meno Ed McBain e Cornell Woolrich, due autentici titani. Anno 1967. Brandstetter, veterano della guerra di Corea, è un uomo di mezza età, introverso, di un romanticismo mascherato dalla ruvidezza. Ha un pregio che è di pochi: conosce la compassione per il prossimo (altri tempi!). E soffre, non riuscendo a soffocare il rimpianto per la recente morte, per un tumore, del suo compagno e amante Rod, con cui viveva da oltre 20 anni. Una scelta coraggiosa, insomma, di Hansen, nell’America di 40 anni fa: un conto essere scrittore omosessuale, come Capote o Tennessee Williams, un conto calare così apertamente la propria condizione nel protagonista. Che deve risolvere un autentico rompicapo. Perché a Pima, triste cittadina della California, battuta da «una pioggia incessante, grigia e tetra», un uomo è sparito. Finita nel fiume la sua macchina, ma, il corpo, introvabile. E lui, Fox Olson, non era uno qualunque. Scrittore fallito, senza arte né parte se non la dolcezza di carattere e lo humour, assurto, d’improvviso, a popolarità nazionale con le sue canzoni country trasmesse per radio. C’è di mezzo, come in ogni rispettabile hard boiled americano, il denaro: la morte di Fox vale i ben 150 mila dollari che l’assicurazione dovrà sborsare agli eredi. E, proprio per far luce sulla sua scomparsa, e cercar di non pagare, la Compagnia ha mandato Da-ve in questo piccolo posto dove tutti conoscono tutti, e dove solo i parenti di Fox sono convinti che sia morto. O stanno mentendo? C’è un piccolo nido di vipere nell’ambiente di Fox. La moglie, che ha per amante il proprietario della radio dove lui si esibiva; la figlia, che ha sposato un mezzo morto di fame; la sua giovane segretaria, innamorata cotta di lui ma con un fidanzato geloso. Il sindaco di Pima, un losco imprenditore il cui rinnovo nella carica è insidiato dall’imprevista candidatura di Fox. E che ci fa una Ferrari rossa targata Francia, mai vista prima, comparsa in paese? Hansen è maestro d’intrigo. Ma ci piace ancor più l’uso di piccole frasi a intarsio che poggiano su metafore o similitudini, introducendo a guisa di contrappunto un’aura di poesia nel mondo del thriller. Deliziose. Come, di una ragazza: «Era giovane e il suo viso pareva un fiore intento a godere della pioggia». O, sempre della stessa: «Premette l’accendino e si mise in bocca la sigaretta. Il rossetto era scomparso del tutto. La bocca sembrava vulnerabile come un fiore». O: «Nel crepuscolo grigio, le insegne sgargianti parlavano di solitudine». Sembra facile? Sembra. Ma solo un autore di talento può arrivare a questo.
di Giovanni Pacchiano, Saturno

Joseph Hansen, Scomparso, traduzione di Manuela Francescon, Elliot, pagg. 190, 14,00


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