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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

febbraio 03, 2012

L'impatto di Varsavia


NON M’INTERESSA il mercato dell’arte, perché non voglio vendermi». Non è lo slogan di un artista concettuale degli anni ’60 ma la genuina posizione di una giovane artista polacca che, di tanto in tanto, accompagna i turisti in visita a Varsavia. Il suo non è un caso isolato. Un altro emergente ha appena vinto un premio per una residenza da trascorrere a Firenze, ma sebbene gli garantiscano la copertura delle spese di viaggio, di alloggio e una diaria, non sembra convinto perché non avrà a disposizione uno studio per lavorare. Teme che la trasferta si trasformi in una vacanza forzata. La situazione non muta sul fronte del collezionismo, perché l’opera d’arte contemporanea da quelle parti non è vista come “oggetto” di lusso o bene rifugio. Lo sa bene un’intraprendente art advisor che sogna gli opening delle gallerie di Chelsea a New York. Per ora è piuttosto sconsolata perché ci dice: «L’arte contemporanea in Polonia è una cosa seria, appannaggio per lo più della sinistra illuminata». Quando le annuncio che la direzione della prossima Biennale di Berlino è stata affidata all’artista polacco Artur Zmijewski e che quindi sul suo Paese vi sarà più attenzione dal mondo dell’arte, mi risponde con due parole inequivocabili, «Dio, grazie!». Le gallerie private mostrano, ancora, entusiasmo e passione che le spinge a realizzare progetti installativi ambiziosi, gratificanti da un punto di vista progettuale, meno da quello delle vendite.
Il quadro è chiaro: la Polonia attraversa
un periodo di transizione
, ancorata da un lato a retaggi del passato e a un’arte d’élite, dall’altro a slanci (deboli) verso il mercato globale, a un passato di occupazione e di “interruzione” culturale e allo stesso tempo a un futuro capitalistico, rincorso e temuto. Specchio di quest’ambivalenza è la mostra alla Zacheta, National Gallery of Art di Varsavia dedicata a Goshka Macuga. L’artista polacca, classe 1967 di stanza a Londra, ha messo mano all’archivio del museo, agli artisti che vi hanno esposto e in particolare agli atti di censura che lo spazio ha subito nel tempo. Memorabile il danneggiamento dell’opera di Maurizio Cattelan, la scultura del Papa preso in pieno da un meteorite. Per averla esposta c’è stata una sommossa popolare, l’allora stimata direttrice Anda Rottenberg ha ricevuto lettere inferocite e minacciose (raccolte in mostra), e spinta da forti pressioni è stata invitata a lasciare la carica. Non c’è presente senza passato, e il futuro ? Ambizioso, a guardare il progetto dell’architetto Christian Kerez per la nuova sede del Museo di Arte Moderna che dovrebbe sorgere di fronte al gigantesco Palazzo della Cultura e della Scienza. Di cui non tutti sono entusiasti, perché ingenti sono le risorse da investire. C’è da augurare alla Polonia che conservi la sua forte tradizione culturale e che l’“omologazione” all’arte e al mercato globalizzati sia lentissima. La Cina è piena di musei dalle architetture avveniristiche. Contenitori spettacolari, ma senza collezioni da “custodire”.
di Daniele Perra, Saturno
Goshka Macuga, Untitled, Varsavia, Zacheta, National Gallery of Art, fino al 19 febbraio; www.zacheta.art.pl
Dall’archivio Goshka Macuga, “The Letter”, 2011. Foto di Przemyslaw Pokrycki/ Fundacja


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