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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

marzo 16, 2012

Il Murakami dell'altro secolo

NATSUME SOSEKI, maestro di Tanizaki, Kawabata e Mishima, volto stampato sulle banconote da 1.000 yen nel ventennio 1984, è nato nel 1867 a Edo, ma i suoi romanzi hanno un’aura così moderna che se non ne conoscessimo le note biografiche e incappassimo per caso in una delle sue opere (una tra tutti Io sono un gatto), penseremmo a un contemporaneo di Murakami. Se alla scrittura giapponese va riconosciuta una qualità è quella di saper essere lirica e poetica senza mai sconfinare nel melenso, nell’ovvio. Lo testimoniano le intense pagine di E poi, storia di un amore impossibile ai tempi dell’Era Meiji, periodo storico di rinnovamento e rivoluzione socio-culturale in contrasto con antiche tradizioni, regole di comportamento e codici d’onore di questa affascinante e rigida cultura millenaria che dei rituali fa il suo fiore all’occhiello. Sarà dunque facile capire che la passione che vede protagonisti un uomo celibe e una donna sposata sarà bollata come sconveniente. È di questo che racconta Soseki, di un giovane aristocratico dagli atteggiamenti dandy - Daisuke - bello e intimamente fragile, smanioso di vivere «al punto che non sopportava l’idea che il suo tranquillo, placido battito cardiaco fosse regolato dal flusso sanguigno» e della moglie dell’amico di università Hiraoka che incontra nuovamente a Tokyo dopo un lungo periodo scandito da una corrispondenza postale via via più rarefatta e languida. Lontano dallo spirito del Giappone antico, con cui invece dovrà confrontarsi quando il padre gli proporrà un matrimonio combinato, Daisuke considera la propria instabilità nervosa il prezzo da pagare in cambio di una straordinaria capacità speculativa e di un’acuta sensibilità. «Era il tormento che faceva da controcanto alla sua educazione raffinata. La punizione non scritta che toccava agli aristocratici designati dal Cielo». Se da una parte Daisuke cerca il bello, coglie la meraviglia di una camelia a petali doppi e ama la letteratura (soprattutto D’Annunzio), dall’altra è scosso da un’irrequietezza che ha a che fare con la paura della morte, l’isolamento, la difficoltà a relazionarsi con i veti incarnati dalla figura paterna e la voglia di spaccare con i diktat in nome dei sentimenti. Non solo un’opera, eccellente, sulla virata giapponese verso il modello occidentale, ma anche percorso di formazione alla ricerca dell’identità, fotografia vivida e vibrante di un legame troppo forte per essere ignorato, istantanea su un mondo lontano dal nostro ma galoppante, ostacoli a parte, verso il nuovo.

di Carlotta Vissani, Saturno

Natsume Soseki, E poi, Neri Pozza, pagg. 288, 16,50


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