______________________________________________

Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

aprile 13, 2012

Giovani, ribelli e censurati

È bastata la rimozione dal montaggio finale di tre parole per modificare la classificazione attribuita dalla censura americana al documentario Bully. Si tratta di una vittoria importante contro gli standard attualmente in vigore perché la modifica non ha riguardato la scena contestata inizialmente, rimasta totalmente intatta, ma sequenze meno incisive e importanti.
EFFETTI SUL SISTEMA IN VIGORE. La conclusione di questa lunga battaglia per permettere la visione del documentario agli spettatori più giovani potrebbe inoltre avere degli effetti sull'attuale sistema in vigore che ha mostrato pubblicamente i suoi limiti, in questo e in altri recenti casi analoghi.
IL RACCONTO DI UN ANNO FRA I RAGAZZI. Bully, del regista Lee Hirsch, è stato realizzato con la collaborazione delle scuole di Sioux City, Iowa e che aveva segnato un record d'incassi negli Usa ma che poi era stato 'censurato'. Il documentario ha seguito per un intero anno scolastico cinque ragazzi e le loro famiglie, portando alla luce una situazione di sofferenza in alcuni casi iniziata già alle scuole elementari, oltre ad intervistare i genitori del diciassettenne Tyler Long, suicidatosi dopo aver subito per anni angherie da parte dei suoi coetanei.
VISIONE VIETATA AI PIÙ GIOVANI. Dopo aver vietato la visione del film ai più giovani, a cui invece principalmente si rivolge, dichiarandola «inappropriata» a causa di una sequenza in cui un ragazzo è vittima di una volgare aggressione verbale, la Motion picture association of America (Mpaa) ha modificato ora la sua decisione declassandone i divieti a PG-13, che segnala solo come alcuni contenuti potrebbero non essere adatti ad un pubblico sotto i 13 anni.

Il 77% degli studenti americani vittima di abusi verbali o fisici

Il bullismo è un problema in continua crescita a livello internazionale: recenti statistiche hanno riportato come il 77% degli studenti americani siano stati vittima di abusi verbali o fisici e il fenomeno si stia rapidamente espandendo anche online.
13 MILA CASI REGISTRATI ALL'ANNO. I preoccupanti numeri riportano la considerevole cifra di 13 milioni di ragazzi vittime ogni anno del bullismo, con conseguenze spesso tragiche, di oltre 160 mila studenti che ogni giorno decidono di non andare a scuola per paura di essere aggrediti e ben 282 mila studenti attaccati fisicamente ogni mese dai loro coetanei.
IN ITALIA LE FAMIGLIE SEGNALANO. La situazione non è rassicurante nemmeno in Italia: nel 2011 Censis ed Eurispes hanno presentato ad un convegno i dati da loro raccolti che dimostrano come il 50% delle famiglie segnali eventi di bullismo o microbullismo nelle classi dei figli. I comportamenti negativi hanno nel 28,7% dei casi come vittima un solo alunno e la natura degli attacchi nel 25,9% dei casi è composta da offese e scherzi pesanti, nel 25% da isolamento o esclusione dal gruppo, e nel 21% da furti e percosse.
IL WEB PER TORMENTARE LE VITTIME. È emerso inoltre che si sta diffondendo l'utilizzo delle nuove tecnologie per tormentare le proprie vittime che ricevono spesso insulti via sms, e-mail o social network, o sono protagonisti di video umilianti diffusi pubblicamente.
Lee Hirsch, regista del documentario Bully, da teenager è stato lui stesso vittima di bullismo e nel 2009 ha deciso di dare vita ad un progetto che mostrasse la realtà quotidiana delle giovani vittime, spesso inascoltate da genitori, educatori ed adulti che rischiano di minimizzare il problema considerandolo come un rito di passaggio, bravate da ragazzi o conseguenza di comportamenti errati.
SPETTATORI ACCOMPAGNATI DA ADULTI. Sottoposto alla Mpaa per ottenere una classificazione Bully è stato inserito nella categoria R-restricted, che obbliga gli spettatori sotto i 17 anni ad assistere alle proiezioni accompagnati da un adulto, rendendone la visione quasi impossibile alla fascia di età a cui si rivolge ed impedendone le proiezioni scolastiche.

La lotta della Weinstein company e il sostegno dei vip

La Weinstein company ha fin da subito intrapreso una lotta per modificare il giudizio e ha presentato un appello respinto per un solo voto. La reazione pubblica è stata in modo quasi unanime a favore del documentario con una petizione firmata in pochi giorni da oltre 500 mila persone e l'appoggio di numerose celebrità della cultura e dello spettacolo come Meryl Streep, Johnny Depp o Ellen DeGeneres, pronte a difendere e sostenere pubblicamente una visione aperta a tutti di Bully.
FILM DISTRIBUITO SENZA CLASSIFICAZIONE. La successiva decisione di Harvey Weinstein di sfidare la censura distribuendo il film senza classificazione nelle sale di New York e Los Angeles si è rivelata vincente con oltre 115 mila dollari di incasso nelle cinque sale in cui era proiettato nel primo weekend, una media di ben 23 mila dollari a cinema.
IL GIUDIZIO POSITIVO DELLA CRITICA. Non solo i numeri sono stati favorevoli a Bully, ma anche i critici sono stati unanimi nel lodare il lavoro di Lee Hirsch per la sua onestà e il coraggio nell'aver puntato i riflettori su una tematica attuale e drammatica. La decisione della Mpaa è stata criticata in ogni recensione con dure prese di posizione che l'hanno definita sulla stampa da «irresponsabile» a «ridicola», passando per il duro attacco dell'ex direttore di Rolling Stone Kurt Loder: «Di chi è la sensibilità che pensa di proteggere l'associazione? La risposta è nessuno: quell'organizzazione, come gli educatori in preda al panico presenti nello stesso film, si tengono stretti alle loro rigide, miopi politiche per mantenere la propria autorità».
LA REPLICA DELLA MOTION PICTURE ASSOCIATION. La Mpaa ha risposto alle accuse dichiarando che la classificazione non è un metro di giudizio sul film o una punizione, ma «permette semplicemente ai genitori di essere coscienti del contenuto dei film in modo che possano prendere delle decisioni in modo consapevole».
Nelle prime proiezioni a New York tra gli spettatori erano presenti molte famiglie composte anche da figli intorno ai 12 e 13 anni. Alcuni dei più giovani hanno ammesso ai giornalisti di aver chiesto ai genitori di essere accompagnati al cinema dopo essere venuti a conoscenza delle proiezioni dai tweet delle loro star preferite come il cantante Justin Bieber o gli interpreti dei serial tivù coinvolti in prima persona nella campagna a favore del documentario.
DISTRIBUZIONE PIÙ AMPIA DAL 14 APRILE. Il progetto di Lee Hirsch sembra stia riuscendo nel suo intento educativo e la nuova classificazione permetterà una più ampia distribuzione statunitense già dal 13 aprile, proseguendo un percorso che ha segnato già alcune importanti vittorie come la nuova serenità di Alex Libby, uno dei suoi protagonisti, trasferitosi in un'altra città con i genitori che hanno denunciato i suoi aguzzini, ripresi dalla troupe durante un violento attacco fisico subito dal figlio.

di Beatrice Pagan, Lettera43

Nessun commento: