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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

aprile 21, 2012

Pompei, degrado da Sapere

Plinio il Giovane e Amedeo Maiuri relegati in un sottoscala con polvere, umidità, amianto e topi. Pompei ancora nei guai, dopo i continui crolli delle antiche vestigia e il perpetuarsi dei furti a opera dei tombaroli: la biblioteca degli Scavi è relegata nel sottoscala di un container che trasuda amianto e muffa dal tetto e dalle pareti ed è off limits per giornalisti e utenti, tranne che - fanno sapere i vertici - «per i dipendenti della Sovrintendenza e qualche eccezione di rado consentita».
NIENTE TRASFERIMENTO. Vietato sostarvi, guai a chi vorrebbe scattare foto. Di trasferire i preziosi libri in una sede alternativa, adeguata e decente, non si intravede traccia sebbene non manchino i soldi per allestirla in tempi rapidi. Si dice «obbligata al silenzio» la direttrice, Rosarita Cangemi che, dopo aver pagato una sanzione da 6 mila euro inflitta dalla Asl, aveva continuato a protestare per l’imbarazzante scempio di quei tesori ormai in malora.
I DIPENDENTI SPOSTATI AL PIANO SUPERIORE. La direttrice è stata “spostata” in un ufficio lontano dalla biblioteca, mentre i suoi dipendenti - su ordine della Asl e della procura della Repubblica che sta indagando - sono stati trasferiti al piano superiore del container, che si trova all’interno dell’area Scavi nei pressi della cabina di regìa del sistema di tele-sorveglianza.

Nessun impianto di climatizzazione e deumidificazione

Ogni volta che al piano superiore del container viene richiesto uno fra i 20 mila libri custoditi, i dipendenti sono costretti a scendere a turno nel sottoscala per prelevarlo dagli scaffali impolverati e privi di finestre. Irrefrenabile è la meraviglia degli studiosi stranieri che ancora frequentano gli uffici della biblioteca e ogni giorno assistono al trafelato andirivieni delle impiegate con i rari volumi cullati fra le braccia.
Nel sottoscala, arieggiato solo da minuscole “bocche di lupo” situate quasi al soffitto, non ci sono gli impianti di climatizzazione e deumidificazione che dovrebbero garantire la corretta conservazione.
TESTI RARISSIMI ORA QUASI ABBANDONATI. Eppure, laggiù languono inaudite gemme culturali: si tratta di iconografie, illustri testimonianze, testi rarissimi come le carte di scavo dell’archeologo Amedeo Maiuri o le straordinarie ricerche di Vittorio

Spinazzola che nei primi anni del 900 riportò alla luce i reperti archeologici di via dell’Abbondanza.
PLINIO IL GIOVANE E TACITO IN MEZZO AI TOPI. E poi, tanti e introvabili scritti in varie lingue (dal latino al tedesco e all’inglese) tra cui alcuni studi originali attribuiti a Plinio il Giovane nonché le sue epistole inviate allo storico Tacito relative all’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo.
«Tutto sta andando in rovina», spiega a Lettera43.it Antonio Pepe, sindacalista Cisl, «un patrimonio intellettuale e culturale di rilievo mondiale viene rosicchiato ogni giorno dai topi e dall’incuria di una dirigenza che pure - grazie alle meraviglie custodite negli Scavi più famosi al mondo - incassa ogni anno 20 milioni di euro dalla valanga di visitatori (più di 2 milioni, spalmati lungo i 12 mesi) che affollano la città dissepolta».

Amianto tenuto sotto costante controllo

Nella biblioteca-container non esistono vie di fuga né è attivo un impianto antincendio. La soprintendente dell’area archeologica di Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro, ha assicurato però che «rischi per la salute non ce ne sono, perché l’amianto è tenuto sotto costante controllo». L’andirivieni dei dipendenti della biblioteca, costretti a far su è giù fra la sede degli uffici al primo piano e il sottoscala, è invece, per la soprintendente, «solo un problema organizzativo, che riguarda gli impiegati ma viene utilizzato in maniera impropria».

Come, del resto, le discussioni sulla sede alternativa, «che non c’è nei bandi attuali ma sarà», assicura, «prevista nei prossimi che faremo».
L'INTERROGAZIONE DELLA SENATRICE DE FEO. A chiedersi con veemenza perché il trasferimento della biblioteca-container non avvenga invece subito è Diana De Feo, senatrice del Popolo della libertà e presidente della commissione cultura del Senato, che ha firmato un’interrogazione con una ventina di parlamentari: «Non ha senso ritinteggiare o sostituire la moquette del sottoscala: trasferire subito i libri è una questione di decenza. Vogliamo sapere», si legge nel documento, «come si intende utilizzare i 60 milioni di euro che giacciono nelle casse della Soprintendenza».
IMPOSSIBILE CONTATTARE LA DIRETTRICE. Pronto, c’è

la direttrice? Niente, il telefono è fuori uso nell’ufficio di Rosarita Cangemi, il capo della biblioteca che è stata multata e poi ha ricevuto l’ordine di non parlare più con nessuno. Perché il telefono non funziona non si sa, ma - anche se si sapesse – non si potrebbe dire. Allora proviamo col telefonino. La ricezione è pessima. «C’è poco segnale», si giustifica dispiaciuta la direttrice.
In giro raccontano che abbia mal digerito l’assurdo silenzio che le sarebbe stato imposto. E che non si dia pace per «quei poveri libri che andrebbero rilegati e restaurati con urgenza prima che si deteriorino per sempre».
IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE FRENATO. Gli amici della direttrice Cangemi accennano a misteriosi e pesanti “avvertimenti” e assicurano che, se la direttrice potesse, tornerebbe a denunciare «le pessime condizioni climatiche in cui versa

no i volumi custoditi nel sottoscala», nonché il disinteresse generale «nei confronti di una biblioteca la cui importanza culturale non è inferiore a quella rappresentata dagli Scavi».
«Quella di Napoli e Pompei», fa sapere il sindacalista Antonio Pepe, è una Soprintendenza autonoma e speciale, di sicuro non povera e in grado di finanziare interventi importanti, ma il consiglio di amministrazione appare quanto mai frenato e lento nelle decisioni, nonché spesso succubo dei diktat ministeriali: tutto ciò non fa bene agli Scavi di Pompei, che avrebbero invece bisogno di interventi continui, immediati, tempestivi. Come nel caso della biblioteca relegata nel sottoscala, di cui davvero c’è da vergognarsi».

di Enzo Ciaccio, Lettera43

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