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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 27, 2012

E la violenza diventa racconto

Nel libro di Cristina Obber "Non lo faccio più", si raccolgono le testimonianze di giovani donne stuprate, di uomini che per quelle aggressioni ora sono in carcere e di chi tutti i giorni lavora per aiutare vittime e carnefici. E ora parte un progetto per le scuole. Obiettivo? Il dialogo tra generi

In Italia i casi di violenza di genere sono in aumento: sono sempre più frequenti gli episodi di violenza sessuale tra ragazzi che hanno meno di 25 anni, mentre dall'inizio del 2012 ci sono stati 73 casi di femminicidio. E' un viaggio in questo universo quello compiuto da Cristina Obber, scrittrice e corrispondente del Giornale di Vicenza, che nel suo ultimo libro "Non lo faccio più" - in uscita il 10 settembre per Edizioni Unicopli – ha raccolto le testimonianze di chi ha subito le violenze e degli uomini che le hanno inflitte, le impressioni di chi accompagna vittime e carnefici nel percorso di recupero, come criminologi, assistenti sociali, psicanalisti, educatori, ma anche le riflessioni di alcuni studenti sulla difficoltà di accettare la fine di un amore e di gestire la rabbia e il senso di abbandono.

Nel libro c'è la storia di Veronica, ragazza di 21 anni violentata dagli "amici" dell'università; c'è la voce del papà di Carmela, violentata a 12 anni. C'è il racconto di Marco, uomo di 35 anni che rimorchiava le ragazzine all'uscita da scuola. E ci sono gli incontri dell'autrice con i detenuti condannati per reati sessuali. Nel testo emerge inoltre il contrasto tra l'impegno e la dedizione di alcune persone che danno tutto per aiutare chi è coinvolto nelle violenze, da una parte, e le carenze organizzative dall'altra. «Il sistema-giustizia va rivoltato come un calzino – dice Obber – basti pensare che il più delle volte gli operatori di polizia non hanno nessuna formazione specifica e non sono perciò in grado di rapportarsi a una ragazzina che deve raccontare di essere stata violentata. E, per un detenuto condannato per reati sessuali, non può bastare un colloquio al mese con lo psicologo» .

Ma qual è l'intento di un lavoro come 'Non lo faccio più'? «Per anni della violenza di genere le donne hanno parlato tra loro, mentre i maschi non ne parlavano affatto. Parlarne insieme deve diventare l'obiettivo, un nuovo patto tra i generi, un impegno verso se stessi, una promessa» spiega la scrittrice. E questo tipo di impegno sta alla base di un progetto, nato sulla scia dell'esperienza del libro, rivolto ai ragazzi delle scuole superiori e dell'università, portato avanti da Cristina Obber insieme a diverse associazioni che si occupano di violenza di genere, come Donne in rete e Maschile Plurale. «I ragazzi parleranno di violenza sulle donne, in particolare di violenza sessuale e femminicidio, insieme a psicologi e assistenti sociali – spiega Obber – Prima ascolteranno gli esperti e poi presenteranno le proprie riflessioni ed esperienze. Questa nuova avventura partirà l'11 ottobre da Milano, l'intenzione è di organizzare iniziative del genere nelle scuole e nelle università di tutta Italia»
 di Ermanno Forte. L'Espresso

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