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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 27, 2012

Prigione da Oscar

 
Cesare deve morire agli Oscar. Il film di Paolo e Vittorio Taviani è il candidato italiano sulla lunga e tortuosa strada degli 85esimi Academy Awards, categoria miglior film straniero. L’ha spuntata su altri nove titoli in lizza, a insindacabile giudizio della commissione istituita presso l’Anica e composta da Angelo Barbagallo, Nicola Borrelli, Francesco Bruni, Martha Capello, Lionello Cerri (al posto di Nicola Giuliano, auto dimissionato per supposto conflitto d’interessi), Valerio De Paolis, Piera Detassis, Fulvio Lucisano e Paolo Mereghetti. “Il gioco è appena cominciato”, hanno detto i Taviani prendendo l’aereo per il festival di New York, ma i giochi della candidatura come sono andati? “Tragicamente noiosi, almeno giornalisticamente”, dicono gli insider. Prima votazione: ognuno può esprimere tre preferenze. Cesare deve morire è l’unico a fare l’en plein, con 9 voti.     
GLI ALTRI nominati sono Reality di Matteo Garrone, Bella addormentata di Marco Bellocchio, Diaz di Daniele Vicari e Gli equilibristi di Ivano De Matteo. Ovvero, altri cinque titoli non beccano una preferenza: Il cuore grande delle ragazze di Pupi Avati, È stato il figlio di Daniele Ciprì, Là-bas Educazione criminale di Guido Lombardi e Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek. Il 50%, dunque, nemmeno si alza dai blocchi, ma la gara continua.    Seconda votazione, si può esprimere una sola preferenza, e i giochi si fanno seri. Gli equilibristi pare la vittima sacrificale, Diaz l’outsider, lo scontro dovrebbe essere a tre: Bellocchio, non premiato a Vene-zia; Garrone, Grand Prix a Cannes; i Taviani, Orso d’Oro a Berlino. Ebbene, par di capire che i premi (internazionali) contano: Bellocchio è già fuori al secondo passaggio. Un’altra Laguna amara, ma senza Vene-zia. E stavolta le polemiche rimangono in gola: “Cesare deve morire è un bellissimo film che ripropone all'attenzione internazionale due eterni giovani protagonisti del nostro cinema. Ha un tema universale ma al tempo stesso nevralgico in un Paese come il nostro, segnato da una incivile situazione carceraria”, dice Riccardo Tozzi, presidente dell’Anica e produttore con Cattleya di Bella addormentata. Dunque? Rimangono sempre in testa i Taviani con 5 voti, mentre Reality ne prende 3. Già, i conti non tornano: c’è un voto nullo. Forse, pesano stanchezza, lunghe convergenze o diottrie, chissà, ma il sospetto è che qualcuno, insensibile al regolamento letto da un notaio, voti come al primo turno, indicando ancora tre preferenze. Morale: scheda nulla. Il secondo round finisce 5 a 3 per i Taviani. Tra uno sbadiglio e l’altro – il tutto dura solo un’ora e 10, ma pare la Corazzata Potemkin – ci si trascina straccamente alla terza votazione: passa chi prende i due terzi dei voti. Ma non c’è bisogno né del bilancino né del pallottoliere: Cesare deve morire ne prende 8, Reality il voto di consolazione. “Dipende dalla sensibilità di chi deve giudicare”, aveva vaticinato appena tre giorni fa Garrone, già fresco giurato messo sulla graticola – a Venezia. Ebbene, la sensibilità dei 9 dell’Anica ha premiato gli arzilli 80enni: “Shakespeare, il carcere, Cesare deve morire ha più chance”, recitava il mantra ai civico 286 di viale Regina Margherita. “Buon film, ma senza le stesse chance”, il controcanto su Garrone.     
PER UN GIOCHINO che si chiude, un altro gioco è appena cominciato. E sarà dura, perché non sappiamo più giocare con le statuette: facciamo le belle statuine a Hollywood, e neanche così belle, da tempo immemore. L'ultimo nostro film a centrare la nomination al Best Foreign Language Film è stato La bestia nel cuore di Cristina Comencini nel 2006, mentre la statuetta ci manca addirittura da La vita è bella di Benigni. 1999, una vita fa. E pure stavolta sarà dura, durissima. La concorrenza è tosta e ugualmente premiata: Amour di Michael Haneke, Palma d’oro a Cannes, per l’Austria; Pietà di Kim Ki-duk, Leone d'Oro a Venezia, per la Corea del Sud; Oltre le colline di Cristian Mungiu, premi per la sceneggiatura e le due attrici principali a Cannes, per la Romania. Occhio pure ai favori che la Zionist Hollywood (infelice definizione di Sacha Baron Cohen) potrebbe riservare al 4 matrimoni e all’israeliano Fill the Void, che al Lido s’è preso la Coppa Volpi con la protagonista Hadas Yaron. Occhio, infine, anche al pathos furbetto del campione d’incassi francese Quasi amici: dopo l’Italia, la prossima vittima potrebbe essere l’Academy. Il 10 gennaio saranno rese note le nomination e vedremo se Cesare deve morire. 
di Federico Pontiggia, IFQ 
 
Un’immagine dal film “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani.

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