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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 13, 2012

"Tricks" di Camus: la geografia sessuale della Parigi anni '70

 
Il sesso inseguito, il sesso consumato, il sesso come scoperta e persino come mappa geografica della Parigi gay. Ecco Tricks, il diario di sei mesi di incontri casuali avvenuti nel 1978, redatto dal prolifico Renaud Camus e per la prima volta tradotto in Italia da Textus — pure con una significativa riduzione dei brani.
"La nostra epoca interpreta molto", scrive Roland Barthes nella prefazione al volume: "ma i racconti di Renaud Camus sono neutri, non entrano nel gioco dell'Interpretazione. Sono come dipinti con un colore uniforme, senza ombre e senza secondi fini."
Vero: se c'è una cifra che segna questo libro, se c'è una luce particolare che lo illumina, è quello della gratuità assoluta. La prosa di Camus si avvicina più alla fotografia che alla narrazione, al mostrare invece che al dire. Il realismo disincantato, l'oggettività minimale della lingua, sono molto più che strumenti tecnici: rivelano un'intera poetica.
"Questo libro tenta di raccontare il sesso", spiega l'autore, "nel caso specifico l'omosessualità, come se questa lotta fosse già vinta e fossero risolti i problemi posti da un tale progetto: tranquillamente. O anche, per parlare come Duvert: innocentemente."
Non bisogna sottovalutare questo avverbio. L'innocenza di Renaud è assenza di pudore, totale apertura, ripetizione priva d'ansie. In effetti, è come se Tricks descrivesse sempre il medesimo incontro. Mette in scena di continuo la stessa ossessione per i dettagli, gli stessi dialoghi fatti di poco (di dove sei, cosa fai, cosa bevi: "le manovre, l'abbordaggio" che tanto piacevano a Barthes), lo stesso anonimato e la stessa fame di carne nuda.
Eppure, paradossalmente, è proprio nel loro essere sostituibili gli uni con gli altri che questi racconti rivelano il loro valore. Si equiparano non perché banalizzati e piatti, ma perché tutti vissuti con la medesima curiosità, la medesima gioia. Nessuno ha l'ambizione di diventare una storia, certo: nasce e muore completo nell'avventura, nel consumo erotico: ma non per questo perde di dignità. Al contrario.
In questo libro si può leggere dunque disinteresse, carnalità pura e persino un certo grado di "accanimento sadiano". Ma anche una strana tenerezza e un'innegabile nostalgia — per "il suo brio, le sue albe, la sua innocenza", come scrive Renaud in una nota redatta anni dopo.

di Giorgio Fontana, Il Sole 24 ore

R. Camus, "Tricks"
Prefazione di Roland Barthes
Traduzione di M. Ferrara
Textus, Collana I Romanzi della realtà


 Renaud Camus è nato a Chamalières nel 1946. È allievo di Roland Barthes. Negli anni Settanta conduce un’intensa vita mondana avendo contatti con Bob Wilson, Robert Rauschenberg, Andy Warhol, Marguerite Duras e, ancora, con Roland Barthes. Negli anni Ottanta vive tra Parigi e Roma ma viaggia molto in tutto il mondo. È in questi anni che, cronista della rivista «Gai pied», scrive numerosi articoli che saranno riuniti in Chroniques Achriennes (P.O.L. 1984). Dal 1975 ad oggi è autore di numerosi saggi, romanzi e scritti vari. Alcuni tra questi: Travers (Hachette-P.O.L. 1978); Eté (Travers II) (Hachette-P.O.L. 1982); Esthétique de la solitude (P.O.L. 1990); Incomparable (P.O.L. 1999); Du sens (P.O.L. 2002); Journal de Travers (1976-1977) (Fayard 2007); Commande publique (P.O.L. 2007).
 

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