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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 11, 2012

Giallini:“Preferisco i posti in piedi”

 
Per me che arrivavo in moto dai margini della città, barba e capelli lunghi, le ragazze del centro storico erano un mondo a parte. Avevano i nomi delle vie, delle città, delle letterate. Con Flaminia, Ginevra e Porzia, pensavo, avrei fatto strage. Non accadde. Il nostro assalto al cielo era un’illusione. Il tentativo di appropriarsi di qualcosa che non sarebbe mai stato davvero nostro. Gli straccioni conquistano le principesse solo nei film”. Quando ride, mangia e si racconta, Marco Giallini fa rumore. I 50 anni “So’ ancora 49” sono scatti. Gallerie in movimento. Un finestrino felliniano abbassato sulle tette di una popolana “ero piccolo, sul sedile posteriore, lei si appoggiò al vetro e rimasi senza fiato”. Un ricordo con Gina Lollobrigida: “Mio padre non era colto, ma conosceva il cinema. Da piccolo mi portò sul set di Blasetti a vedere la Lollobrigida e una volta, pur di salutare Amedeo Nazzari sulla Nomentana, si fece quasi investire, una cosa proprio brutta”, un’estate mancata: “Mai fatta una vacanza fino agli anni 80. Si stava a casa, raccogliendo i tappi di bottiglia, le balle di fieno, dipingendo i muri”. Nel 2012, con due candidature al David, un Nastro d’argento e un Ciak d’oro, vestito da poliziotto o da cialtrone, la valigia dell’attore sempre aperta, guardarsi indietro è un trucco per non proiettarsi avanti. 
In centro a strage di principesse 
Per aggirare obblighi e divieti. Per non cambiare: “Se Malizia era vietato ai 14, il bidello Carlone ci comprava i biglietti di nascosto. Se non poteva lui, rimediava Aldo, il proiezionista. Laura Antonelli in piedi sulla scala con le cosce all’aria non mi fece dormire per due giorni. Dopo Leone, nel mio immaginario, c’è Salvatore Samperi”. Dopo Romanzo Criminale, Acab e Posti in piedi in Paradiso, il vento ha preso il giro giusto. A Todi, dove colline, strangozzi al vino e salite si alternano in una pace irreale, Giallini recita in Una famiglia perfetta di Paolo Genovese, il regista di Immaturi. “Un mezzo fratello, nonostante tifi per la Lazio”, e ancora stupisce gli amici del passato: “Pietro, detto anche banana, mi telefona sul presto: ‘A Giallo, ma in tv alla fine non c’eri’. ‘Come no, banà? Hanno messo anche la foto tua’ ‘Ma dai, Daria Bignardi ha detto che stava per entrare l’ospite più importante e ho cambiato subito canale’”. L’autoironia,dice“èilsegretopersopravvivere” e poi, serio, cita battute che non ha dimenticato. Noiret, cieco, in Nuovo cinema Paradiso: “Il progresso arriva sempre troppo tardi”, sorpassi sull’Aurelia con Bruno Cortona: “Oggi va di moda l'alienazione, come nei film di Antonioni.” “Hai visto L'eclisse? Io c'ho dormito, 'na bella pennichella”, rifrazioni di un universo visto da vicino. Umile e spaccone. Estremo e solidale. “Le cose dopo tanti anni sembrano più belle”. In periferia “grande dignità, cibo abbondante, genitori belli come il sole”, ci si chiama per nome e non ci si perde di vista. L’equilibrio è un’esclusiva di chi sta in disparte e per decenni, prima che le basette lunghe, gli occhi strettieilvoltoobliquo,dafiglio diputtanaodamissionariofuori contesto, persuadessero i produttori, Giallini è stato fuori dalla porta: “Non mi posso lamentare, ci sono attori bravissimi sparsi nei teatrini di mezzo Paese”. Il cibo, Giallini sembra un reduce di guerra smarrito sul fronte russo, più che un riflesso del passato: “A casa mangiavamo come animali ” somiglia a una voracità esistenziale. A una inconsapevolezza. A un’allegria tardiva. Se non hai avuto prima, potrebbe riaccadere.  

“Pensare troppo è sempre una condanna”

Giallini diffida di ogni moralismo e come insegna l’amato Edward Bunker, lo scrittore favorito, conosciuto, interpretato: “Pensare troppo è sempre una condanna”. Se da ragazzo: “Qualche cazzata si fa sempre”, dividere il letto con gli eredi: “tutte le notti” non gli pesa più: “Fino alla paternità esiste una fila, dopo ne affronti un’altra” e per desacralizzare anche la malinconia basta uno sguardo complice: “Con Mastandrea succede. Magari non parliamo, ma è il pudore di chi si riconosce a naso. È il mio fratello scemo e io il suo”, a Giallini non serve molto altro. Mentre cammina verso l’albergo e fuma avido, ricorda la leva “in una caserma punitiva di Cuneo. Al battaglione, in guerra, avevano rubato la bandiera. Un’onta che gli altri soldati non mancavano mai di farci notare”. Pausa: “Partii con Lallo di Casalbertone, oggi fa il meccanico, ogni tanto lo passo a salutare a Portonaccio, lui si affaccia e urla: ‘A Giallo, li mortacci tua”. Ride. Gli vengono in mente le ragazze con gli occhiali: “Non le capisco” dice: “Non sai mai che carta tirano davvero”. Giallo ha rivoltato il mazzo. La notte non ha odore. Bluffare sempre non si può. 

Marco Giallini sul set di “Una famiglia perfetta” di Paolo Genovesi

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