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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 05, 2012

Méliès, la rinascita del muto


Il fascino del cinema muto torna nella 31esima edizione del Silent film festival in programma a Pordenone dal 6 a 13 ottobre. Immagini senza parole e senza tempo delle quali Le avventure di Robinson Crusoé (Les Aventures de Robinson Crusoé), pellicola girata dal maestro Georges Méliès, rappresenta un fulgido esempio. Il film di cui finora si conosceva solo un breve frammento in bianco e nero e di mediocre qualità, aprirà la rassegna in una versione riportata a nuova vita grazie a Olivier Auboin-Vermorel, collezionista di apparecchi cinematografici del periodo muto.

Crusoé restaurato

Girato nel 1902, Les Aventures de Robinson Crusoé, è stato restaurato digitalmente (4K) dalla Cinémathèque française e dai laboratori Éclair, e poi di nuovo trasferito su pellicola a 35mm. I colori originali sono stati rigorosamente rispettati. La copia ritrovata è mancante di alcuni metri (la bobina originale era di 280 metri): nel primo quadro e, in modo ancora più evidente, nella scena in cui Robinson libera Venerdì dai selvaggi. In compenso, questa versione, interamente colorata a mano, è in sufficienti buone condizioni per permetterci di apprezzare ex-novo il genio di Méliès, che interpreta lo stesso Robinson, in materia di mise en scène, trucchi e colore. Come altri film di Méliès del periodo il fim non ha didascalie. All’epoca veniva commentato in sala durante la proiezione. Il testo originale di questo commento è sopravvissuto e, per l’occasione, sarà letto nella traduzione inglese da Paul McGann.

Padre degli effetti speciali

Antesignano del cinema di finzione, Méliès ha riscritto le regole del linguaggio su pellicola introducendo la grammatica del montaggio e il fascino magico degli effetti speciali, dei quali è universalmente riconosciuto come il progenitore. Scoprì accidentalmente il trucco della sostituzione nel 1896 e fu uno dei primi registi a usare l'esposizione multipla, la dissolvenza e il colore, il dipinto a mano direttamente sulla pellicola.

Tributo da Scorsese

Méliés, fa dire Martin Scorsese a uno dei suoi personaggi di Hugo Cabret, è stato il primo a capire che il cinema poteva catturare i sogni. Nel suo personalissimo tributo, l'autore di Quei bravi ragazzi e Casinò, ha raccontato l'influenza del pionieri degli effetti speciali sulla storia dell'arte cinematografica. La pellicola, uscita nel 2011 in occasione del 150esimo anniversario dalla nascita di Cabret è insieme una delicata storia per bambini che Scorsese ha dedicato alla figlia e un intimo viaggio nei riferimenti del regista.

Fantascienza e pirateria

Il film più noto di Méliès è Viaggio nella Luna (Le Voyage dans la Lune), del 1902, considerato uno delle prime opere di fantascienza, ebbe un successo mondiale e può essere considerato il primo esempio di pellicola vittima del fenomeno della pirateria: alcuni agenti di Thomas Edison corruppero il proprietario di un teatro a Londra per ottenere una copia di Viaggio nella Luna, dalla quale Edison stampò centinaia di copie per proiettarle a New York, senza pagare nulla a Méliès.

Racconto a quadri

Quando Méliès aveva acquistato una piena capacità espressiva nell'uso degli effetti speciali nei numerosissimi cortometraggi, iniziò a progettare storie composte da più inquadrature. Esse erano ancora fisse e comprendevano un intero episodio, staccato e autonomo dagli altri. Questo modo di raccontare è stato detto «racconto a quadri» o «racconto a stazioni». Tra i racconti a quadri più famosi c'erano quelli che potevano trattare di temi di attualità (L'affaire Dreyfus, 1899), racconti letterari o storici (Cinderella – nella foto a fianco -,Jeanne d'Arc, Barbe-Bleu), o ancora viaggi fantastici: questi ultimi in particolare garantirono a Méliès la fama più duratura (come Viaggio nella Luna, Viaggio attraverso l'impossibile).

Colorazione certosina

Gli studi di Montreuil, attrezzati nel 1897 da Méliès e uno dei primi esempi di teatro di posa cinematografico, erano attrezzati anche per offrire pellicole colorate a mano. Si trattava di un procedimento difficile e certosino, creato spesso da donne, che, dotate di una grossa lente d'ingrandimento, coloravano i fotogrammi uno a uno con alcune tinte che mantenessero l'effetto della trasparenza. Inevitabili sono alcune sbavature e l'approssimazione un po' forzata dei colori scelti, che creavano l'effetto di macchie di colore, piuttosto che di immagini colorate. Di fianco un fotogramma di Viaggio attraverso l'impossibile (Voyage à travers l'impossible) del 1904.

Lettera43

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