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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

ottobre 11, 2012

Vermeer, sobrietà come perfezione

 
IN PERFETTA sintonia con la corsa al recupero – almeno simbolico e formale - di un decoro che possa salvare la faccia del Paese, ha aperto a Roma, proprio di fronte al Quirinale, la mostra dell’anno: importante, strombazzata, supervisitata. Soprattutto sobria, la più sobria che fosse possibile immaginare. Rigorosa, severa, minimalista, antibarocca nel secolo del barocco; iconograficamente laica, o meglio, calvinista: un ritratto preciso della volontà ‘realista’ - piombata da un altro secolo e da un altro Paese (l’Olanda) - di ritrarre il mondo delle cose vere, privo degli orpelli e delle giravolte intrise di devozione, per lasciare spazio ad intimi micromovimenti quotidiani, sentimenti casalinghi, lievi balletti di oggetti e di sguardi furtivi. Il protagonista è una star della pittura mondiale, Johannes Vermeer, nato a Delft nel 1632: pittore sublime, carismatico, dalla biografia misteriosa (con una conversione al cattolicesimo), dalla scarsa e preziosissima produzione (solo 36 quadri certi) e dalla vita breve ma intensa (43 anni e 15 figli). Una panoramica (Vermeer. Il secolo d’oro olandese, Scuderie del Quirinale fino al 20 gennaio 2013) strutturata alternando otto sue tele a quelle di artisti coevi in sezioni di generi codificati dalla pittura olandese. Ma le indagini spirituali di Vermeer, fuggito con altri dalle maestose pennellate delle immagini sacre e rifugiatosi negli interni quotidiani di misteriosa esattezza matematica sono in grado, con maestria, di palesare la presenza di Dio nelle cose. Solo una tela tarda, l“Allegoria della fede” rivela, forse con ironia, un non definitivo distacco da simboli ed esternazioni cattoliche. La mostra, seppur utile e a tratti sublime, non è facile, e per una volta anche gli allestitori hanno tentato la carta della sobrietà: peccato per qualche pannello dal troppo vivace color pastello. 
di Clauda Colasanti, IFQ 

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