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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 16, 2014

Pyotr Ilyich Tchaikovsky: il concerto inaugurale della Verdi secondo un quindicenne

 
"Ma non è un po' kitsch?". Il primo colpo d'occhio di Emil al Teatro alla Scala di Milano non si può dire che induca una reazione di sbigottita riverenza, davanti a uno dei teatri d'opera più importanti al mondo. La risposta del padre – incidentalmente sono io – è che se oggi costruissimo un teatro uguale alla Scala sarebbe kitsch, ma trattandosi di un teatro costruito tra il sette o l'ottocento, riflette il gusto di un'altra epoca. Spiegazione accettata. Intanto comincia la Marcia slava op. 31 di Pёtr Il'ič Čajkovskij. Emil è un adolescente, ha da poco compiuto 15 anni, già costretto  negli anni dal padre a sentire più musica classica di quanto avrebbe voluto, ma tutto sommato la capisce e la gradisce più di quanto avvenga mediamente per i suoi coetanei. Siamo stati domenica 14 settembre al concerto di inaugurazione della stagione dell'orchestra La Verdi, che come da qualche anno a questa parte viene a celebrare l'avvio dell'anno nel tempio della musica milanese. E come già l'anno scorso lo fa con la musica di Čajkovskij, e con un programma interessante anche se in qualche punto non immediato. Il travolgente concerto per violino e orchestra dello scorso anno risuona  ancora nella mente. Alla Marcia seguono il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in Sol maggiore op. 44 (nella versione con i tagli di Siloti) e la sinfonia n. 5 in mi minore, op. 64. Nel caso della marcia si sentono subito il senso di un destino incombente, che si sentirà anche nella sinfonia finale. Chiedo però a Emil se sente i toni militari, mi fa segno di si. I fiati non lasciano dubbi. Quanto al concerto per pianoforte e orchestra chiedo, preso dal dubbio, se gli sembra equilibrato il rapporto tra pianoforte e orchestra. "No – mi riponde – c'è troppo pianoforte". Un' osservazione non peregrina, visto che come riportano le puntuali note del programma della serata Nikolai Rubinstein, aveva ritenuto squilibrato il rapporto tra solista e orchestra, ammettendo però di potersi sbagliare. Nel terzo movimento però non ci sono più dubbi e il giovane pianista Giuseppe Andaloro e l'orchestra diretta dalla scatenatissima Zhang Xian ci trascinano in un vortice mozzafiato. Stupendi anche i momenti lirici dominati dal primo violino, Luca Santaniello, e dal primo violoncello, Mario Shirai Grigolato. Il poco che ne resta di queste parti dopo i tagli di Siloti. 
 Alla seconda parte del concerto arriviamo un po' stanchi, ma la sinfonia n. 5, la sinfonia del destino, entrambi dopo giorni di antinfiammatori per la gola. Però la musica ci tiene avvinti fino alla fine. E il fatto che sui palchi del nobile teatro ci si possa appoggiare con i gomiti per il giovane è una risorsa inaspettata. Usciamo canticchiando il motivo del IV movimento. Anche questo eseguito con strepitoso virtuosismo dall'orchestra milanese, con un risultato sonoro molto più convincente di tante altre interpretazioni un po' "spompe", come si direbbe oggi (non da un quindicenne ma da un trentenne ben collocato).

di Antonio Criscione - Il sole XXIV ore

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