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Il rapporto tra l'alfabetismo e l'analfabetismo è costante, ma al giorno d'oggi gli analfabeti sanno leggere. Eugenio Montale

settembre 16, 2014

Segantini e la verità della pittura nascosta tra gli spazi del reale

Segantini La Mostra a Milano 660x330
Si inaugura il 18 settembre nel Palazzo Reale a Milano la retrospettiva di Giovanni Segantini. La mostra si aprirà con una sezione dedicata a documenti e fotografie, cui seguiranno vedute di Milano, ritratti e nature morte fino ai dipinti, forse i più famosi, della vita agreste e delle montagne dell’Engadina. Con oltre 120 opere provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo la maggiore mostra antologica mai dedicata all’artista “ritorno a Milano, Giovanni Segantini”, propone un viaggio attraverso il lavoro del maggiore pittore divisionista italiano, che nacque ad Arco in provincia di Trento il 15 gennaio del 1858.
Dopo un infanzia molto dura causata dalle ristrettezze economiche, con la morte della madre iniziò un periodo travagliato, passando dall’affidamento alla sorellastra, al riformatorio, fino a che il fratellastro Napoleone lo prese con sé e gli offrì un minimo di lavoro nel suo laboratorio fotografico, dove forse iniziò il suo viaggio artistico. Frequentò poi corsi regolari all’Accademia di Brera e strinse amicizia con Emilio Longoni, allora aspirante pittore come lui. Naturalmente l’accademia in quegli anni proponeva il “Verismo lombardo”, e le sue prime prove pittoriche andarono in quella direzione. L’amicizia con Vittore Grubicy, pittore ungherese lo portò a fare esperienze anche nel mercato dell’arte .
Anche se le sue opere riguardavano la vita agreste, il lavoro nei campi, il pascolo, la tosatura e la filatura, la sua ricerca è a nostro avviso tutt’altro che il semplice sforzo di liberarsi dalle pastoie dell’accademia, o un limite come dice G.C. Argan, dettato solo dal “modernismo” come programma scelto aprioristicamente. Non è affatto un ostacolo che impedisce alla sua pittura di essere veramente moderna e sfugge per tanti versi al carattere parascientifico del puntinismo francese e della tecnica divisionista che egli intraprese.
Il suo fare pare anticipare la comparsa di una quarta dimensione pittorica che tormentò la vita del grande Cezanne, conscio a sua volta del fatto di non poter trovare l’essenza di una mela, qualunque fosse il grado di abilità della “mimesi”. Segantini sapeva che l’arte non è imitazione della natura e intuitivamente anche che può esistere solo come arte “riflessiva”, scavalcando le alte considerazioni sia di Platone che di Hegel a tal riguardo, cioè come un tentativo di sfiorare lo spirito per alimentarsi anche del vuoto, del nulla, trovando senso nell’assenza di esso.
Può sembrare una forzatura, ma è come se negli interstizi delle pennellate, “divise” appunto da un piccolo spazio si possa intravedere l’esistenza di quel mondo altro che fino a quel momento era un mondo la cui visione era stata affidata alle arti. Ciò che appare sulla superficie è quello che “appare” nel mondo reale, e rimane ciò che appare, ma quello che rimane, appena percettibile  perché si arriva a dire di un indicibile che è molto vicino allo spirituale, è il vuoto e l’assenza di senso.
Qualcuno più avanti chiamerà quell’assenza la morte dell’arte, ma in fondo tutta l’arte contemporanea vive di questa vicinanza con il vuoto e con la morte, al punto da trovare il senso proprio nell’operare. Questa sparizione della materia, della sostanza, è stata sfiorata anche da Previati, l’altro grande divisionista italiano, ma ne avremo un’idea molto più chiara soltanto molto più avanti, quando si vedranno le sculture di Giacometti, che letteralmente finivano per svanire quasi in un filo di materia.
Sotto la superficie del reale, materico di Segantini molto più al di là dei profili delle montagne e dei paesaggi milanesi, e a distanze siderali dai volti dei ritratti, cercando negli spazi tra le pennellate come nel vuoto tra una lettera e l’altra della parola pittura, si potrà intravedere la quarta dimensione che si allarga nel vuoto dell’assenza e poi nella luce del proprio 
di Vincenzo Pellegino - Blogtaormina

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